venerdì 21 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
Logiche illogiche e fantasmi pendenti
Non ho ancora capito bene ma deve esserci una logica illogica in tutto questo, come del resto anche in tutto il resto. Sembra che la frase si avvolga intorno ad un palo, ma non è così.
Tutto il resto è il Mondo, con le sue tante e tali illogiche oggettività, ed ingiustizie, che ci si potrebbe perdere dentro senza trovarne l’uscita.
Tutto questo invece è qualche cosa di più piccolo, come un cerchio dentro a cerchi concentrici molto più ampi.
Mi sembra che tutto si basi sui nostri rapporti con gli altri, e sulla nostra e loro capacità di non ferire e ferirci.
E’ come un gioco che si fa in piedi su un filo sottilissimo, teso su vari abissi. Basta poco per far scivolare l’altro, o scivolare noi.
Ogni rapporto può darci molto e allo stesso tempo toglierci.
In questo Tutto dei rapporti poi ci sono i rapporti d’amore.
Se già l’amicizia ha delle leggi che sono ferree e difficili, l’amore sembra averne di ancora più contorte. Forse perché vi rientra l’elemento chimico dell’amore fisico, del piacere puro o l’idea di vita di coppia, non so, non l’ho ancora capito ma sembra che il rapporto d’amore sia davvero chiuso in matrioske colorate di regole.
Insomma le regole si susseguono, e molte le aggiungiamo noi.
Sono quelle che ci creiamo a difesa dopo una storia andata male, al cadere delle illusioni, o per curare certe cicatrici nascoste.
In questo periodo mi sono sentita come un’osservatrice esterna di molte cose, della mia vita e della vita degli altri, quelli che amo, o di gente che conosco solo, gente che passa, che scopri in una telefonata, in una conversazione.
E’ come se avessi unito tanti puntini neri che vedevo su un foglio, il risultato è uno di quei disegni un po’ buffi e spigolosi.
Il risultato è una tonalità di grigio che esprime molta tristezza.
Ognuno porta dentro di sé delle ferite che l’hanno modificato, reso più forte, più debole, più restio, più disilluso. Ha pagato o sta pagando il prezzo di un matrimonio che ha dei punti irrisolti; di un amore che non sa come chiudere; di un amore che ha preso troppo; di un istante in cui tutto poteva essere salvato ma che non ha visto, e che quindi ha perso; di tante cose passate belle rovinate da un solo momento brutto.
In questo puzzle di cose e pensieri, quello che mi fa più tristezza è sicuramente il vedere che quello che “è stato” molte volte ci blocca anche in cose che sono nuove, che sono futuro. Insomma è come se si perdesse progressivamente una verginità dell’amore, anzi forse verginità all’amore.
Questa mancata verginità ci ostacola e ci ferisce ulteriormente.
Vorrei quindi che alla fine di una storia fossimo davvero capaci di chiudere tutto e dimenticare, perché troppe volte incontriamo persone che hanno fantasmi fluttuanti che gli pendono dalle spalle, o forse siamo noi ad averli.
Rimuovere quella presenza e lasciarne solo gli insegnamenti e la crescita.
Ma so anche contraddirmi, guardo “Eternal sunshine of the spotless mind” e mi accorgo come ogni cosa aggiunga e che forse ci vuole solo tempo per sedimentare e chiudere i fantasmi in bauli in cantina.
Purtroppo credo che per alcuni questo tempo non esista, si arriva ad un punto, o si incontra una persona, che brucia la pellicola; o il tempo che ci si impiega ci fa perdere l’occasione di quell’incontro, avvenuto nel momento in cui il dolore è ancora lì presente, e così si perde quella persona per la quale forse valeva la pena ricominciare.
Guardo molte persone e molte, troppe, volte mi domando su quali canoni si basino le loro coppie, su quali basi e su quali compromessi. Mi sento come un’osservatrice esterna arcigna che conta e vede quello che è alla radice, anche se so che non posso io alla fine essere giudice corretto.
Vorrei solo che nessuno vivesse nell’ombra di fantasmi e che non ci si dovesse confrontare, nell’incontro con l’altro, con persone che non ci sono più.
Vorrei quindi che fossimo davvero eterne luci solari e menti incorrotte…..
sabato 8 maggio 2010
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. - Bertold Brecht-
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
- Berlino 1932-
(La versione orginale è un pò diversa ed appartiene ad un pastore tedesco antinazista M. Niemoller)
An english version of this poem:
"When they came for the Jews and the blacks, I turned away
When they came for the writers and the thinkers and the radicals and the protestors, I turned awayWhen they came for the gays, and the minorities, and the utopians, and the dancers, I turned away
And when they came for me, I turned around and around, and there was nobody left…"
- From Yellow Triangle- By Hue and Cry -1991-
(it is a song)
domenica 2 maggio 2010
Idea 77 (Un mio racconto)
IDEA 77
Questa è una storia che nasce con il sole.
Esce dall’ombra la piccola ballerina.
-Sfugge l’ombra a cui non appartiene-
All’inizio sembra un pupazzo di stoffa, pieno di sabbia.
Come si muove la sabbia precipita e il corpo prende forma.
Esce , a quell’ora, anche il lupo dal bosco.
Il suo volto è segnato.
Una ruga lunga, lunga gli passa la guancia.
Fin sopra la bocca. Un solco per il pianto.
Ha gli occhi bistrati, azzurri, pungenti.
Sara cammina nel pieno del sole.
- Arriva l’incontro-
Sono le 8:30
Appuntamento con il cinema.
La ballerina sarà oggi una comparsa per un film.
Sara passa e ripassa dietro gli attori.
Ora fa l’infermiera con un carrello pieno di confusi oggetti medici.
-Garze, alcol, acqua ossigenata, pinze mediche, c’è un set per intubare e due finti stetoscopi-
Avanti e indietro.
Avanti e indietro.
Motore- Partito-Silenzio-Ciack-Azione- e poi continui stop, e via da capo.
Ognuno urla, l’rodine che ha urlato quello gerarchicamente sopra di lui un secondo fa…e via così fino a Sara che non può certo urlare a nessuno.
Ora c’è la pausa pranzo.
Sara si siede con una mela in una mano, davanti a lei siede un uomo.
Non si guardano nemmeno. Il pupazzo di stoffa e sabbia si è adattato alla sedia di plastica nera. Lupo è accucciato sopra la sua scodella di alluminio –gnocchi al sugo,poco salati-.
Poi Lupo alza la faccia –letteralmente- dal piatto, per bere. E la vede.
Chissà perchè nota le sue lunghe braccia sottili che aderiscono al corpo. Le spalle scivolano morbide verso il basso, la testa un po’ piegata a sinistra.
Il pupazzo-ballerina non si accorge di Lupo che la fissa attento. I suoi occhi le scorrono sulla stoffa e poi le affondano sulla sabbia del viso. Gli occhi un po’ sporgenti e allungati sembrano la metà di quelli di lupo, così infossati e profondi.
E se Lupo la guarda ancora…se ne accorge.
E si guardano un po’, così. Fissi. Perché la ballerina non ha paura del lupo.
Il lupo deve tornare al lavoro.
Monta con gli altri il nuovo set.
Appendono quadri con il corpo umano .mappe cinesi per l’agopuntura-, viene messa una scrivania e una poltrona rossa che fa molta scena.
Sulla scrivania ci sono gli oggetti classici che si possono trovare sul tavolo di un medico.
E’ stato dato l’Azione, ma Sara non è in campo e quindi vaga per un bosco di luci e cavi elettrici. Deve saltare i funghi-persona degli attrezzisti.
La classe nobile è riunita tutta intorno alla figura del regista.
Entra nella stanza appena creata.
Si accende una sigaretta e muove passo dopo passo i piedi e danza.
Finalmente non è un pupazzo di stoffa e sabbia, è una ballerina. Una danzatrice di contemporaneo, che studia molto per diventare sempre più sabbia mutabile.
Per saper tenere qualunque posizione. Si mette con le mani a terra, poggia la testa e prova ad alzare le gambe. Ancora non sa bilanciare il peso e le cadono verso il basso. Lupo è lì, dietro un albero-porta.
Com’è bella nei movimenti, così ritmici e ampi. Descrive un circolo con le gambe e ruota le braccia. C’è un misto di arti marziali e danze tribali.
Il metamorfismo di Sara è travolgente e il predatore osserva rapito questi movimenti bestiali.
La sigaretta è finita da molto e giace dentro al sua mano rotea con una sigaretta spenta in mano-.
Bislacca nei suoi movimenti Sara si blocca, sembra l’animale che sente il pericolo. Si piega sulle gambe, acquattata aspettando la mossa del predatore.
Ognuno aspetta la mossa dell’altro.
-Motore- La giriamo!-
Sara scatta verso la porta e Lupo non fa in tempo a nascondersi.
Sono faccia a faccia.
-Ciak-Azione-
Si scambiano il nome come se fosse una battuta ma lei non è che una ballerina e lui che un aiuto dell’aiuto dello scenografo…allora perdono le parole e saltano le battute.
-Due salami appesi accanto-
Il pupazzo di stoffa e sabbia sorride, socchiudendo gli occhi, Lupo schiude la bocca e il solco si piega.
Rosa Chiara
Questa è una storia che nasce con il sole.
Esce dall’ombra la piccola ballerina.
-Sfugge l’ombra a cui non appartiene-
All’inizio sembra un pupazzo di stoffa, pieno di sabbia.
Come si muove la sabbia precipita e il corpo prende forma.
Esce , a quell’ora, anche il lupo dal bosco.
Il suo volto è segnato.
Una ruga lunga, lunga gli passa la guancia.
Fin sopra la bocca. Un solco per il pianto.
Ha gli occhi bistrati, azzurri, pungenti.
Sara cammina nel pieno del sole.
- Arriva l’incontro-
Sono le 8:30
Appuntamento con il cinema.
La ballerina sarà oggi una comparsa per un film.
-C’era, c’è, ci sarà
una strada nel bosco.
Questo è il bosco del lupo.
Bosco pieno di cervi,
bosco con tante querce.
Questo è il bosco in cui passa Sara-
Sara passa e ripassa dietro gli attori.
Ora fa l’infermiera con un carrello pieno di confusi oggetti medici.
-Garze, alcol, acqua ossigenata, pinze mediche, c’è un set per intubare e due finti stetoscopi-
Avanti e indietro.
Avanti e indietro.
Motore- Partito-Silenzio-Ciack-Azione- e poi continui stop, e via da capo.
Ognuno urla, l’rodine che ha urlato quello gerarchicamente sopra di lui un secondo fa…e via così fino a Sara che non può certo urlare a nessuno.
Ora c’è la pausa pranzo.
Sara si siede con una mela in una mano, davanti a lei siede un uomo.
Non si guardano nemmeno. Il pupazzo di stoffa e sabbia si è adattato alla sedia di plastica nera. Lupo è accucciato sopra la sua scodella di alluminio –gnocchi al sugo,poco salati-.
Poi Lupo alza la faccia –letteralmente- dal piatto, per bere. E la vede.
Chissà perchè nota le sue lunghe braccia sottili che aderiscono al corpo. Le spalle scivolano morbide verso il basso, la testa un po’ piegata a sinistra.
Il pupazzo-ballerina non si accorge di Lupo che la fissa attento. I suoi occhi le scorrono sulla stoffa e poi le affondano sulla sabbia del viso. Gli occhi un po’ sporgenti e allungati sembrano la metà di quelli di lupo, così infossati e profondi.
E se Lupo la guarda ancora…se ne accorge.
E si guardano un po’, così. Fissi. Perché la ballerina non ha paura del lupo.
Il lupo deve tornare al lavoro.
Monta con gli altri il nuovo set.
Appendono quadri con il corpo umano .mappe cinesi per l’agopuntura-, viene messa una scrivania e una poltrona rossa che fa molta scena.
Sulla scrivania ci sono gli oggetti classici che si possono trovare sul tavolo di un medico.
E’ stato dato l’Azione, ma Sara non è in campo e quindi vaga per un bosco di luci e cavi elettrici. Deve saltare i funghi-persona degli attrezzisti.
La classe nobile è riunita tutta intorno alla figura del regista.
Entra nella stanza appena creata.
Si accende una sigaretta e muove passo dopo passo i piedi e danza.
Finalmente non è un pupazzo di stoffa e sabbia, è una ballerina. Una danzatrice di contemporaneo, che studia molto per diventare sempre più sabbia mutabile.
Per saper tenere qualunque posizione. Si mette con le mani a terra, poggia la testa e prova ad alzare le gambe. Ancora non sa bilanciare il peso e le cadono verso il basso. Lupo è lì, dietro un albero-porta.
Com’è bella nei movimenti, così ritmici e ampi. Descrive un circolo con le gambe e ruota le braccia. C’è un misto di arti marziali e danze tribali.
Il metamorfismo di Sara è travolgente e il predatore osserva rapito questi movimenti bestiali.
La sigaretta è finita da molto e giace dentro al sua mano rotea con una sigaretta spenta in mano-.
Bislacca nei suoi movimenti Sara si blocca, sembra l’animale che sente il pericolo. Si piega sulle gambe, acquattata aspettando la mossa del predatore.
Ognuno aspetta la mossa dell’altro.
-Motore- La giriamo!-
Sara scatta verso la porta e Lupo non fa in tempo a nascondersi.
Sono faccia a faccia.
-Ciak-Azione-
Si scambiano il nome come se fosse una battuta ma lei non è che una ballerina e lui che un aiuto dell’aiuto dello scenografo…allora perdono le parole e saltano le battute.
-Due salami appesi accanto-
Il pupazzo di stoffa e sabbia sorride, socchiudendo gli occhi, Lupo schiude la bocca e il solco si piega.
- Sara entrò nel bosco per andare a coglier fiori.
In mezzo a una radura si mise a ballare.
Il lupo la vide,
quando poi il lupo si fece avanti
Sara non ebbe paura.
Furono duri e tremendi istanti,
si guardarono entrambi negli occhi..
(gli occhi sono lo specchio dell’anima)
e la bimba porse la mano,
e il lupo porse la zampa.
C’era, c’è e ci sarà
un bosco.
Dove non c’è il lupo.
Si dice che il lupo se lo sia portato via una ballerina di stoffa e sabbia-
Rosa Chiara
mercoledì 28 aprile 2010
Commentanto la convivenza tra diverse culture e la questione del velo in Francia..
Sembra che su facebook questo articolo abbia suscitato interesse, e mi hanno chiesto informazioni anche amici musulmani dalla Tunisia.
Quindi ripropongo qui il tutto.
Per chi ha viaggiato in Paesi musulmani ribadisco che NON in tutti i paesi il velo è obbligatorio, ad esempio Tunisia, Egitto, Libia, Marocco ed Algeria..e sono quelli che sono sicura, forse ce ne sono altri.
Per il resto non tutti gli arabi/musulmani (cosa che non sempre coincide) sono per il velo, in qualsiasi sua... forma.
Terzo punto, noi siamo per la libertà di scelta e per il rispetto di queste scelte, anche da parte di europei convertiti all'islam, finchè chiaramente queste scelte non ledono la nostra libertà/incolumità. E nessuno può sostenere che il velo comporti, per chi non lo porta, tutto ciò :).
Altra cosa: ricordate che le suore da noi si velano, e nessuno ha niente da ridire. Che possono essere di clausura (quindi chiudersi fuori dal mondo) e neanche qui qualcuno dice niente. Che si può andare in giro con la Patata -per essere gentili- di fuori e nessuno lo vieta, anche se a vedere certe tipe ti chiedi se le lucciole abbiano deciso di non aspettare più solo sotto i lampioni...etc etc.
Quindi rispettiamo dico io le scelte degli altri, e aiutiamo gli altri a scegliere liberamente.
E ricordate che molte decidono di mettersi il velo liberamente e...comunque non è il velo che, in caso, si deve combattere per emancipare le donne. Che poi ci siamo ancora noi italiane da emancipare.
Grazie
RC
Angola...a due mesi dal rientro un gomitolo di pensieri...
A quasi due mesi dal mio rientro rocambolesco dall'Angola, ci sono poche cose da dire...tanti pensieri.
Torni e il mondo sembra quello di prima, mille situazioni sempre uguali, la politica e l'economia che vanno avanti su strade che non capisci più, gli occhi pieni di gente e sorrisi che non incontrerai certamente mai più nella tua vita, il calore che è spazzato via da questa tiepida primavera europea, il cielo che sembra più scuro che mai, coperto dalle mille luci delle città e ti chiedi se il cielo africano faccia parte dello stesso mondo o meno, ti sorprendi per l'acqua dai rubinetti e per invenzioni come il frigorifero, passi ore nei supermercati e quasi ti commuovi davanti all'abbondanza, ti chiedi come sia possibile, e come giustificheresti mai, con tuoi amici africani, tutta questa differenza e ti rendi conto del disagio che potrebbero provare arrivando in questo nostro "mondo" alternativo, fuori per loro da ogni canone.
Torni e osservi tutto con gli occhi vergini di un bambino e ti viene da sorridere, o piangere, quando incontri un viso nero che adesso puoi sentire e capire da dove viene e con quali disagi alle spalle.
Ci vuole tempo per pensare e rielaborare, capire il qui, il lì e il te stesso dopo il viaggio.
Ci vuole tempo e silenzio per raccontare agli altri, farsi capire, non spaventarli..ci vuole tempo per pensare che davvero ti possano capire ed ascoltare.
Ci vuole voglia, che non ho avuto per molto tempo, di prendere in mano le foto e metterle in qualche bacheca dove gli altri possano vederle.
Ci vuole tempo, quasi un letargo riflessivo per andare avanti e far finta che si possa andare avanti come prima...alla fine ti rendi conto che "come prima" è impossibile, allora cerchi le tue scappatoie al vissuto e le nuove modifiche del te stesso.
Ci vuole tempo per mettere in cassetti ordinati dell'anima la fame, le malattie, le ingiustizie, la morte che ogni giorno si manifestano in Africa con una tale naturalezza che quasi quasi alla fine ci fai l'abitudine anche tu.
Ci vuole tempo per mettere nel cassetto anche la nostra realtà, questa che prima ci sembrava spesso tiranna ma che alla fine si dimostra dorata, noi che ci siamo sempre creduti "ceto medio" e ci siamo invece scoperti ricchi, di una ricchezza che fa quasi paura.
Ci vuole tempo per riaprire un armadio che è così pieno che ce ne vogliono due, e ti sorprendi di quanto questo "tutto" adesso sia così pesante e soffocante.
Ci vuoe tempo per tutto alla fine, per affrontare vecchie persone, salutare gli amici, rientrare nella vita di tutti i giorni e capire dove si sta andando e come ci si vuole arrivare.
Le burocrazie locali, il fatto di non poter uscire senza un soldo, l'obbligo di avere, o dover prendere un mezzo di trasporto, gli scorni continui, le querelles politiche che sembrano solo la copia "più democratica" di cose e problematiche che nel resto del mondo vengono etichettate come "non democratiche", o almeno non del tutto, il fatto di vedere le nostre donne vendersi il corpo, ed il cervello, per un posto dentro lo schermo quando ti rendi conto che dovremmo essere noi il vero cambiamento in questa società e nelle altre società, un cambiamento da espandere e esportare...invece a quanto pare esportiamo escort, armi e cemento.
Ci sono tante cose da dire sulla cooperazione internazionale, quando funziona e quando non funziona, quando dà e quando -e quanto- ruba, sulle persone della cooperazione, chi ci lavora per lavorare, chi per una passione ed una fede laica assoluta, sulla chiesa fuori le mura -la chiesa missionaria- che non fa parte di questa chiesa politica, corrotta e pedofila che ci ammorba, ma sembra essere portatrice di carità e speranza, efficienza. Una chiesa che da noi è difficile incontrare e che comunque anche lì ha sicuramente delle pecche, ma insomma una chiesa che ti fa un attimo ritrovare il senso originale del messaggio di Cristo, e non dico dei Vangeli perchè (cfr. Inchiesta su Gesù, C. Augias e M. Pesce) anche quelli a quanto pare sono un'estrapolazione, e manipolazione -non con connotazione per forza negativa-, del messagio originale.
Insomma tante cose, parole, pensieri e opinioni...che si attorcigliano come gomitoli....rimane sempre P. Borsellino che ci insegna a non aver paura e ad andare avanti, nostante tutto e nonostante la paura.
"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
Rosa Chiara
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domenica 21 febbraio 2010
...Bastian contraria...(it.,engl.)
Leggendo le notizie sui giornali italiani quasi quasi decido di restare in Angola, almeno tutti sanno che è un Paese in via di sviluppo e che quindi certe cose proprio non vanno bene......ma l'Italia non dovrebbe essere un Paese del c.d. Primo Mondo???!!!!
E allora come è che il nostro sud è pieno di immondizia, che i nostri politici si insultano a suon di canzoni di San Remo – o successi del passato-, i terremoti danno il via a ricostruzioni e appalti truccati, e così via?!
Mi chiedo ancora perché ogni politico, vertice di organo, o allenatore di calcio dica : "Basta, con queste critiche (polemiche, etc.,etc.) gli Italiani sono con me!" come se da una parte del tutto si potesse desumere il tutto completo.
Io allora preciso che non sto con nessuno, e che quindi la prossima volta si scriva : "Basta con queste critiche (polemiche, etc etc.) gli Italiani sono con me ECCETTO quella rompiballe di Rosa Chiara Scalici". Grazie
_-..-..Engl..-..-_
Reading the news in the Italian newspapers I wonder if it is not better to stay in Angola, at least everyone knows that it is a developing country that gives an excuse to justify things that are not going well ...... but Italy should be a country of the "First World",isn't it??!!
So how is that our South is full of garbage, that our politicians are insulting each others using the songs of San Remo's Music Festival, earthquakes give way to corrupted reconstruction contracts, and so on?!
I still wonder why every politics, or football coach says: "Stop criticizing, the Italians are with me (in the meaning of:they agree with me) !!”, as if from a part of the whole we could have all the whole Italian community.
I want to make clear that I am not with anyone, hence the next time please write: "Stop criticizing (polemics, …) the Italians are with me EXCEPT that pain in the -censured :) - of Rosa Chiara Scalici”. Thanks
mercoledì 27 gennaio 2010
No comment
I was sunday watching the elimination match between Angola-Ghana.
In a bar, with other persons i felt the absurd, as i already explained, of this CAN...and of this CAN in Angola.
What is that disturb me?
Not just in the money spent to build the football fields; or having good and modern transmissions of the match in the national TV when the normal transmission -the civil one- is still difficult, if not impossible, in many parts of the country; neither the contradiction of this funny nice event with the disaster of many floods occurred in different areas of the country -many displaced persons, deaths and injured-...no, it was something more...
In fact, in that “rich” bar, many persons had t-shirt, scarfs, trumpets of the national team....many money, looking at prices here, wasted in buying gadgets while, I'm sure, if i had asked “do you have a mosquito net?”, they will have answered: “No”.
It is a common absurd thing that i often had to face.
Having a role in a “malaria project” many came to me asking for a free mosquito net.
“Ok” i say, but why don't you buy one?
Because “i have no money”, many answer.
And for many it is true, for other it isn't. For others it is not a priority, even if the malaria is the first killer or cause of disease in Angola, but still it is not a priority to have one (the mosquito net is the first form of malaria prevention).
So i ask more...Why do u have every 2 weeks a new hair style? Why don't you think to save money in the aim to buy one mosquito net? Why are you waiting for “me” -meaning “one for free-”? Why don't you take care of your child?
I'm sure many of us will do just the same, everyone is waiting for the free ride, isn't it?
So they are waiting for the free mosquito net while they are daily risking to get the strong malaria that will kill them -or someone closed to them-.
Anyway, think that everyone will make the same, these answer are still hard to understand for me.
Yesterday I went to visit my Nuns friends, they lead a Nursery and assist in giving birth and sick pregnant women.
One of them told me that she thinks always that African people receive sufferance from the beginning, in fact she had just assisted the birth of a baby, that was already infected with malaria (there is a prevention treatment for pregnant woman with malaria but many don't do it). A child already infected of a disease that could be avoided. A child probably birth just to soon die for this disease.
Nevertheless another frequent answer is: “I don't like/use it because makes the bed hotter”.
And that is...it makes “hotter”(meaning “stop the air circulation”, not true) and so they don't use, until arriving in the hospital when it is too late.
Thinking about development...
Working as volunteer in an NGO, I'm living the nightmare of whom is always criticizing the development field.
Many say that the development is just an other, new, way to occupy and colonize new countries.
Ah my God, the development is really a 2 sides story, a lot of money go having a small small effect in the development process of the country, if not, sometimes, having bigger side effects than benefits.
Of course we can not generalize, not all the NGOs are “bad”.
An analyse of every NGOs will be impossible, i think that each of us have some good and bad example of NGOs to think about.
The main question is for me how many big Organization (as UN,UE, UNICEF, USAID, etc.) don't control better where their money -hmm sorry, our money- go and if the project -wonderful in the paper- has a real result in the community/society.
So why they control just the paper and make small field visiting, always organized before with the NGOs, instead of “surprise” visits, to see the reality and not the theatre that is made for them?
Is it me the first that think something like this?
I think not.
I think that sometimes, many times, who gain the partnership is the one that gives more visibility to the sponsor in the country or internationally.
So better for the Big Organizations to have visibility than results...so sad but so true.
Otherwise they will say something when the account paper for a project give the biggest amount of money to the administrative part instead of the field and operational part; should analyse the results making private investigations instead of just analysing “well packed” numbers and phrases in an nice annual report.
But this is my opinion, and the opinion of whom is really interested in development and not just in new way of international political influence.
giovedì 21 gennaio 2010
Angola and the CAN 2010
In Angola is already started the CAN, the African Coup of Nations (or Copa africana das Naciones, Coppa Africana delle Nazioni).
For 10 days of football matches the Country developed football fields and infrastructures, as in Italy for the World Coup of 1990. The situation is the same, here like in Italy, the country received money from outside (sponsor, other countries, organisations...), invest its own money in infrastructures that will have not function at the end of the event (the same was in Portugal for the European Coup of 2004, after the championship the Country had not enough teams to use all the stadium and many just closed).
The TV is invaded of spot related to the event, songs, and the sellers at the coin of the streets sell flags, scarf, balls, shoes, etc. all with the national colours and the national symbol of the team (the animal Palanca Negra).
It seems to me a contradiction all this use of money for an event that makes happy the citizens, that's true, but doesn't cause a real development of the country.
The problems will be there after the CAN.. no electricity, no water, no health assistance, high child mortality, etc.
Otherwise it seems like in the Roman's time...panem et circenses... “bread and games”, before was the Colosseum and the gladiators now is the football, at least it seems to be less violent.
So, for me, this event is full of contradictions, as to make Olympic games in a China not in 2008.
Even more after that the epiphany of CAN had been spotted by a violent events, in Cabinda (Angola's enclave in RDC) the National team of Togo was attached by the FLEC.
So which are the events?
The FLEC is the Liberation Front of the Enclave of Cabinda (Fronte de Liberaçao da Enclave de Cabinda). This militia is fighting from the 1975, year in which Angola obtained the independence from Portugal and occupied Cabinda that just that moment was just a divided colony of Portugal, for its independence from Angola.
The territory is in completely in RDC, and the local population claim an ethnic autonomy from the Angola's one.
The problem?
Cabinda is the most rich part of Angola in oil...so, no way, they will not have the independence.
The recent attack was against the Angola's soldier escorting the Togo's team, so the target were not the football players but instead the soldier to escort them. Anyway the team loss 3 persons and the battle was in full city centre.
Now the question is: an International event, peaceful event, has to be completely free from other question or not?
An the International Community, clearly knowing the Cabinda question, has to be considered as a part of this tragedy?
And even more....which is the paradox of having this event in Angola, spending money for hostels, residences, stadium, airport instead of developing other useful infrastructures?
The paradox is, for me, enormous.
It is enough to watch the local TV to understand how the country is developing in 2 different velocity, one is the official one, coloured and “Brazilian looking”, full of food and machine (as fridge, TV, furnitures,...); the other one is just a local one, the one of the Bairros/Aldeias (localities/quarters) where the water is not inside the houses, but just in a public fountain , when there is one; the health assistance is not good at all, and the electricity doesn't exist...where you still die for malaria and typhus fever, or just giving birth to your child.
After that I look at how they are happy and I ask myself if I can judge all that just with my occidental eyes or I have to look forward to a country that it is training to build up a peaceful situation after years and years (more than 30) of bloody civil war and that with these football matches found it self in a national joyful atmosphere, make everyone proud of it national football team and country -Nationalism? Populism? Maybe but who better than us (Italians) know how football can build National spirit even more than the National Day of Republic creation?!-.
These are 2 faces of the same coin, the positive one linked with the process of National Concordia and the other one linked with the interest of whom, from the necessity and the game, make a private business and a waste of money in a field that is not the first one in fight-line against starving and diseases.
lunedì 21 dicembre 2009
To live...Vivere (Engl.,It.)
Una delle cose più difficili del vivere è il fatto di sentire di vivere davvero.
In Africa questo problema non si pone, perché la lotta è quella costante contro le malattie e la fame quindi le aspettative rimangono molto basse. La maggior parte delle persone ha l'obiettivo di sopravvivere, altri salgono a quello di comprare cose -vestiti, scarpe e cellulare-o costruire una casa.
A pensarci così sembra che l'Europa e la nostra realtà sia lontana anni luce da tutto ciò ma se guardiamo meglio anche da noi molti hanno l'obiettivo costante di trovare il cibo da mettere in tavola ogni giorno, il lavoro per mantenersi e poi, la maggior parte, è alla ricerca costante di vestiti e gadget vari mentre pochi -certo più che in Africa- sono alla ricerca di ben altro.
Mi trovo spesso a discutere con me stessa o con altri della felicità che si guadagna attraverso la realizzazione, dell'assenza di tempo per le molte cose che ameremmo fare, per le persone che amiamo, per tutto quello che insomma ci dà vera felicità.
Penso spesso a come si viva, a volte, con una maschera che ci si mette addosso all'inizio e che dopo è difficile togliersi.
Ho avuto la fortuna di conoscere in questo ultimo anno molte persone che hanno deciso, intorno ai 30 anni o dopo, di buttare questa maschera che gli calzava stretta.
Non che tutti portino una maschera, anzi forse si, ma è la maschera che ci si costruisce e quindi, se fatta bene, piace...per altri è diverso, dentro brucia qualche cosa che non ha ancora trovato un foro di sfogo verso l'esterno, pesano errori, e forse assenze e quindi, piano piano, tutto comincia a divenire sfocato, perdere di senso e il soffocamento è letale.
Quelli che ho incontrato hanno deciso di mollare tutto per andare oltre e trovare la propria strada, molti di questi hanno trovato la propria risposta nell'aiutare gli altri.
Molti professionisti, produttori di beni e capitali, software, etc. che ad un certo punto hanno sentito la propria produzione come sterile e quindi si sono dati un punto e a capo da soli.
Mi sembra che Verga facesse l'esempio delle ostriche, ancorate ad un scoglio ma in pericolo di essere trasportate via dalla corrente. La loro sopravvivenza dipende da quell'ancoraggio, che per Verga è il rimanere legato all'idea di famiglia, casa, tradizione e cultura. Il distacco, il voler alzare la testa, rappresenta il rischio.
Secondo me, invece, nella vita ci si può muovere come ostriche, che se perdono l'appiglio sono semplicemente trascinate via o come pesci, che sanno andare con o contro la corrente.
Chiaramente non è facile, e chiaramente non è cosa da realizzarsi da un giorno all'altro ma, certo, nel momento in cui tutto sembra starci davvero stretto, forse è il caso di mettere un punto e prendere una pausa per riflettere dove e come si stia andando.
(in coda un articolo in italiano su una donna che mi ha colpito molto, si commenta da solo)
.-.-.-
I think that in the life the most difficult thing is to really live the life.
Here, in Africa, "to live" means often just to survive to death, diseases and hungry. Just few time the expectations can go up to something more but, mostly, it is to have an house or buy clothes, shoes and mobile.
Where is it the difference with our societies?
Not so big i think. Many of us fight against hungry and to mantein-find a job, to have more clothes and things like this...just few look up to something else.
I found often myself discussing about happiness and how to get it through the realization of ourselves.
In this last year I had the possibility to meet some persons looking for it. They decided to change life because they found themselves closed in a mask that before was "right" but now it is not.
Many persons build their mask day after day and they are comfortable in it. Others discover one day that it is too strict and they can not breath. That's why at 30 as well as 40, 50 or 20 years old, they are looking for something different..and many time the answer is to be useful for the others.
Many of them are businessmen or professionals, they produced good and money, software, etc. but they realize that it was just a sterile production. The decide to stop and push "enter", to go forward.
It is important, sometimes, to stop, breath and look around and inside to check if everything is OK, if we are always loving what we actually are, and have the courage to change if we dislike.
In the life you can be like something washed away by the water of a river or a fish, able to move up and down in the water, and able to resist or use the water flow.
It is not easy, but i think it is possible.
Dal Corriere della Sera 21 marzo 2009:
«Mia figlia morì per curare i bambini africani e fu lasciata sola»
«In 50anni nessuno ha cercato una cura per quell'epidemia che fece tantissime vittime, tra cui lei»
di Gian Guido Vecchi
LUANDA (Angola) – «Io accuso l’Europa, che sapeva ma in cinquant’anni non ha cercato una cura. In quell’epidemia morirono tantissimi bambini. Ma vede, questi bambini, tutte queste persone sono considerate di seconda categoria perché vivono qui, in Africa. Questo atteggiamento non è cristiano e non è umano». La signora Gabriella ha i capelli argentati e lo sguardo di sua figlia, una luce dolce che brilla dietro le lenti bifocali. «Maria diceva: se muoio in Africa, lasciatemi dove sono». La dottoressa Maria Bonino morì il 24 marzo del 2005 e l’indomani, Venerdì santo, la seppellirono in un cimitero angolano. La sua storia commosse l’Italia e il mondo: pediatra, volontaria dell’associazione “Medici con l’Africa Cuamm”, era responsabile del reparto infantile dell’ospedale di Uige e da mesi lavorava giorno e notte per assistere e cercare di curare i bambini colpiti dall’epidemia di febbre emorragica che infine, per stare vicino ai suoi bimbi, avrebbe ucciso anche lei: virus di Marburg, simile all’Ebola. E’ la prima volta che la madre trova la forza di venire in Angola, si avvicina l’anniversario e andrà a trovare Maria al cimitero. Racconta la sua storia nel centro Cuamm di Luanda, accanto a sé i volontri e don Luigi Mazzucato, per 53 anni direttore dell’associazione nata nella diocesi di Padova, la prima ong sanitaria (www.mediciconlafrica.org) riconosciuta in Italia, la più grande nella tutela della salute delle popolazioni africane.
L'INCONTRO DELLA MADRE CON IL PAPA - Sabato mattina la signora Gabriella ha incontrato Benedetto XVI nella chiesa di São Paulo, dopo la messa. E domenica il Papa, nell’incontro con i movimenti cattolici per la promozione della donna, citerà ad esempio la testimonianza e il sacrificio di sua figlia. Parlando con i giornalisti, nel volo verso l’Africa, Benedetto XVI aveva invocato «una vera amicizia verso le persone sofferenti, la disponibilità anche con sacrifici personali ad essere con i sofferenti». La signora mormora: «Oso dire che Maria è stata spinta da un esperienza interiore, sa, in famiglia siamo cattolici praticanti; anche il papà, che era medico, diceva sempre: bisogna dare, fare, ricordarsi degli altri». Sospira, fa un pausa. «Io sono solo un’insegnante in pensione», alza le spalle, e viene da invidiare i ragazzi che per decenni l’hanno avuta come professoressa di greco e latino. Dolce e forte, la signora Gabriella.
L'INCONTRO DELLA MADRE CON IL PAPA - Sabato mattina la signora Gabriella ha incontrato Benedetto XVI nella chiesa di São Paulo, dopo la messa. E domenica il Papa, nell’incontro con i movimenti cattolici per la promozione della donna, citerà ad esempio la testimonianza e il sacrificio di sua figlia. Parlando con i giornalisti, nel volo verso l’Africa, Benedetto XVI aveva invocato «una vera amicizia verso le persone sofferenti, la disponibilità anche con sacrifici personali ad essere con i sofferenti». La signora mormora: «Oso dire che Maria è stata spinta da un esperienza interiore, sa, in famiglia siamo cattolici praticanti; anche il papà, che era medico, diceva sempre: bisogna dare, fare, ricordarsi degli altri». Sospira, fa un pausa. «Io sono solo un’insegnante in pensione», alza le spalle, e viene da invidiare i ragazzi che per decenni l’hanno avuta come professoressa di greco e latino. Dolce e forte, la signora Gabriella.
«NESSUNO AIUTO MIA FIGLIA» - «La cosa più triste è che Maria aveva previsto che stava per accadere una cosa così grave. I bambini morivano senza motivo. Lei cominciò nell’ottobre 2004 a segnalare i primi casi sospetti, fino a febbraio del 2005 nessuno si fece vivo». Furono mandati campioni anche in Usa e Sudafrica. Solo il 22 marzo, due giorni prima della morte della dottoressa, e quando già erano morti almeno 80 bambini, secondo le cifre ufficiali, fonti ministeriali segnalarono che “da un preliminare rapporto Oms si escluderebbe l’Ebola, mentre si indica che dai sintomi riscontrati si possa trattare di “febbre di Marburg”. Solo che il virus di Marburg era stato individuato dal 1967 nell’omonima città tedesca. La signora Gabriella alza lo sguardo, la sua denuncia è netta: «Sì, io mi sento di accusare enormemente l’Europa. Allora, nel ’67, erano morti tre tecnici, mandarono i campioni ad analizzare. In quarant’anni non fecero nulla. Era un virus dell’Africa, che importa all’Europa? La cura non serve. Anche Maria denunciava questa indifferenza». Ne sapeva qualcosa, dopo aver lavorato come volontaria per quasi undici anni con “Medici per l’Africa Cuamm” tra Tanzania, Burkina Faso, Uganda, Angola. Nell’epidemia del 2004-2005, ufficialmente, morirono 102 bambini, «ma Maria parlava di almeno un migliaio di casi». Oggi, racconta, i suoi vecchi compagni di scuola hanno creato una fondazione (www.fondazionemariabonino.it) che prosegue la sua opera. «Sa, mia figlia aveva il carattere tenace di noi biellesi. Alla fine della sua vita, quando ormai stava morendo, ha lasciato scritto: credo di aver realizzato il sogno della mia vita».
mercoledì 2 dicembre 2009
Lettera aperta
eccomi qui di nuovo. Sono tornata dal viaggio nel nord del paese sabato. Il viaggio è stato lungo ma come al solito pieno di bei paesaggi e cose da vedere. La città di Mbanza Congo è una città di fango più o meno, o così mi è sembrata...la pioggia in questa stagione cade che sembra un diluvio e stando nelle case-baracche dal tetto di lamiera non ci si può neanche parlare...ho fatto la prima notte mezza insonne per la pioggia che sembrava portar via tutto. Il viaggio ha anche rivelato i mille problemi di questa organizzazione che non sa scegliere i lavoratori locali, quindi uno si è ubriacato – ma non era pericoloso solo comico- e un altro si è fottuto un sacco di soldi del viaggio. Li gestiva lui perchè in teoria lavora nel progetto da più tempo, ed è “più serio”, ma si è fregato molti soldi con grande disinvoltura e gli altri si sono arrabbiati perchè...non ha diviso un po' con loro...eh eh eh con queste teste il progetto non va molto avanti secondo me e d è per questo che la mia leader ci lascia, ma starà sempre in Angola, e non si sa chi verrà.
Io non sono preoccupata per questo, il progetto si bloccherà perchè Lina aveva contatti e tutto ma siccome io mi sto dando da fare con altre cose e me ne frego un po', basta che mi diano quei pochi soldi che mi danno ogni mese e vaffanculo.
Arriviamo alle cose importanti.
Ieri sono finalmente riuscita ad incontrare due persone, un'infermiera in pediatria capo di un posto di salute in una zona periferica e un prete missionario -credo sia cappuccino- angolano ma che ha studiato molto a Padova e in Sardegna.
Ieri è stata una giornata intensa.
Due persone fantastiche, differenti dalla maggior parte degli angolani dei quali non è facile averefiducia.
La signora sta cercando di diminuire la malnutrizione usando la soia, invece che la manioca, che come vi ho detto qui mangiano sempre ma non ha proprietà nutritive importanti. Tra l'altro utilizza altre piante locali per migliorare le condizioni dei sieropositivi e il trattamento della malaria.
Adesso come adesso però manca di sementi e qui tutto è carissimo e la soia non è prodotta e deve essere importata da un'altra parte del paese -e il trasporto è caro-. Tra l'altro hanno una maternità ma non hanno un ecografo.
Insomma ho fatto la mia solita domanda: come posso essere utile? Le servono i semi. Li sto trovando, alcuni già li ho procurati e devo organizzare un micro progetto -ma qui è tutto lentissimo e così “falso” e così dipe3ndente dal rapporto che si ha con le persone- per distribuire degli alberi etc...ma dipende davvero da alcune cose che con lo sviluppo non c'entrano nulla.
Le zanzariere da distribuire alle donne incinte le ho già trovate, le ho chieste a lina e ne ho duecento, che sono nulla, ma fanno qualche cosa per cominciare.
Poi ho incontrato Padre Eduardo, nella sua missione. Abbiamo parlato molto, mi ha mostrato la missione, dove ci sono una scuola, una maternità, un posto di salute -un'infermeria più o meno- dove ci sono dei medici volontari che vengono in certi orari, e la casa delle suore -4 portoghesi- e alcune novizie locali.
E poi la casa del prete dove in un dormitorio e in un garage dormono 19 ragazzi dai 7 ai 16 anni, più un vecchio. Accusati di essere “fetiçeiros”. Qui si pratica la magia nera, some in tutta l'Africa, e il “fetiçeiro” è la persona che ha ingaggiato uno stregone, o ha fatto una magia direttamente, per far morire o succedere qualche cosa di brutto a qualcun altro.
Significa che sono stati accusati di aver fatto morire qualcuno o etc etc...di essere stregoni più o meno.
Le conseguenze? Venivano picchiati dalla famiglia, verrebbero uccisi dalla tribù a bastonate o altro...anche dalle madri o dai padri.
Quindi la soluziona è il Prete, che ora non ha più posto e non può accettarne più , e siccome non ha posto per le ragazze non può accettarne ma chissà quante ce ne sono.
I ragazzi dormono e mangiano e vanno a scuola lì, ma non escono da questo compound...perchè hanno paura di essere uccisi.
La verità? E' che l'Africa è ancora arretrata e piena di credenze assurde...ma del resto quanti di noi vanno a farsi fare le carte o il malocchio??
Il piccolo Pedrito, 7 anni, ha visto il padre suicidarsi davanti ai suoi occhi e ha delle turbe mentali -e ci credo! Il padre si è sventrato oltretutto-, poco tempo dopo il fratello è morto e questo l'ha sconvolto ancora di più...e la famiglia l'ha accusato di essere il colpevole di tutto ciò e la sua unica salvezza è stato Padre Eduardo.
Un altro ha crisi epilettiche e questo ha fatto si che fosse accusato di essere posseduto.
A volte sono le stesse famiglie che li portano nella missione, a volte solo un fratello o uno zio o qualcuno che ha un po' più di buon senso e non vuole vederlo morto. Come mi ha detto il Padre dopo fanno le orazioni etc etc...ma molti non vengono più a visitare i figli -un ragazzino ha smesso di palare- e nessuno paga niente.
Il Padre li alimenta con le elemosine domenicali e alcune offerte di Ngo, imprese o senso di carità di chi passa e conosce il posto ma qui è tutto carissimo, il cibo prima di tutto, l'acqua non arriva nella missione, e alcuni bambini dormono in due su un materasso solo -alcuni che vogliono stare più isolati dormono in una specie di garage senza porta,letti e finestre-...vi lascio immaginare.
Ho chiesto anche a lui quello di cui ha bisogno, come mi ha insegnato un signore che c'era in UK, un camerunese che ha studiato e vissuto per anni a Perugia-coincidenze- e fatto il mio stesso percorso nel College - John-,e mi ha risposto “cibo”.
Adesso come sapete le mie disponibilità economiche sono più che ridotte allora la mia idea è stata questa...andrò a batter cassa da alcune grandi imprese petrolifere etc che ci sono qui, ho il nome di alcuni italiani e vediamo se riesco a scucire qualche cosa, in verità la crisi economica chiude le borse di tutti quanti ma, diciamolo, il profitto è solo calato non finito del tutto...quindi vediamo, sarà un salto nel vuoto perchè non li conosco, ho solo i nomi e per avere un appuntamento ci vorrà una vita.
La seconda cosa è organizzare un'adozione a distanza, e in questo avrò bisogno di voi.
La vita di ogni bambino, comprensivo di scuola etc costa circa 700 dollari americani all'anno, lo so che per l'idea di Africa che abbiamo questo è molto ma credetemi che l'angola è un paese pazzo. I prezzi dei cibi sono alle stelle, costano come, e se non più dell'Europa.
Ad esempio un litro di olio di soia costa 250 kwanzas la moneta locale, 2,50 dollari!!!!
Cento dollari americano -la moneta ufficiosa- sono cambiati in banca a 820KW..niente..al mercato nero si può arrivare a volte a 950 -il massimo prezzo da quando sono qui- ma molte volte a 850 o 900..insomma ci si perde un sacco e le fluttuazioni del dollaro sul mercato internazionale fanno si che i prezzi del cibo, della benzina etc salgano...senza poi scendere più.
Quindi in verità 700 dollari sono nulla...un sacco di riso -credo più di 20 kg- costa tra i 50-60 dollari, un pollo costa 3 dollari ma senza cosce e molte volte non intero, le uova hanno un prezzo assurdo dalle 30 alle 45 KW cada uno...significa quasi 50 centesimi ognuna. Calcolando il dollaro e l'euro vi fate un'idea del prezzo di tutto.
Da qui l'idea di creare un'adozione a distanza, il prezzo sarebbe di 60 dollari al mese, ma siccome mi sembra forse elevato ho pensato che a volte possiamo fare mezza adozione. L'impegno dovrebbe essere per 12 mesi.
Sto elaborando un foglio, devo scattare delle foto etc etc ma mi piacerebbe sapere già da adesso che ne pensate.
Molti di voi hanno un reddito, alcuni stanno studiando ma hanno una famiglia alle spalle...e da quando sono qui mi sono resa conto che siccome siamo nella parte fortunata del mondo non ci rendiamo neanche conto di quanto spendiamo e come. Allora se un bambino qui vive con 60 dollari al mese, certo non va al cinema non compra vestiti non compra giochi non compra cibi particolari e fa solo tre pasti al giorno, noi spendiamo 60 dollari -che sono circa 60 euro- in un nulla.
Volete esempi???
Ve ne faccio con me stessa:
se vado dal parrucchiere -una volta l'anno, ma molti ci vanno una volta al mese almeno, spendo intorno ai 100 euro-; se vado dall'estetista una ceretta totale costa 22 euro -se non di più-; se fumo spendo intorno ai 5 euro, e chi fuma molto compre un pacchetto ogni due giorni o ogni giorno; se vado a cena fuori spendo dai 20 ai passa euro -dipende con chi e dove...ma molti di noi hanno bevuto vino per 50 euro a bottiglia e mangiato filetto per 30 euro al piatto-; se vado fuori a far serata si possono spendere 60 euro in una notte -i veglioni di capodanno o dei ceri costano 100 e passa euro-; se vado al mercato ogni martedì -sabato ad Adria...non ricordo che giorno a Palermo- facilmente spendo 10 -20 euro in cose che sono di assoluta-necessità-sì-sì-sì...insomma inutili vestiti che tanto già ho due armadi pieni di roba.
Potrei andare avanti per ore ma ho pena di me stessa e del sistema.
Chiariamo non condanno, non accuso e niente del genere, mi mancano i miei vestiti nell'armadio, la mia doccia calda, e le mie scarpe con il tacco, lo spritz con gli amici e la cena fuori, ma a parte ciò credo davvero che nel momento in cui si incontra qualcuno che necessita non ci si possa tappare gli occhi.
Questo Prete è uno dei pochi angolani che mi ha ispirato vera fiducia, con il suo lavoro le sue parole e il modo che ha con i bambini e per quello che mi ha detto...”imparato da frate..-non ricordo il nome un italiano cappuccino morto in un incidente aereo qui-...lui mi ha detto..comincia a raccogliere questi bambini poi vedrai come mantenerli..”.
Da quando sono qui ho avuto due settimane di malaria, una di tifo, sto lottando con mille persone, con l'igiene e con l'approvvigionamento di acqua potabile e non, solitudine, povertà e abusi, ma non ho mai pianto. Oggi è completamente differente.
Sembra retorica ma si avvicina il Natale, a dire la verità non so dove lo passerò -forse con altri DI- né sembra natale, con caldo afoso e tutto fiorito, pochi alberi di natale iper-finti che ho visto in giro e assenza di regali e soprattutto famiglia e amici...a dire la verità, a parte la famiglia e gli amici, non me ne frega niente del resto, che trovo ormai da un po' abbastanza soffocante e finto. Ma pensavo negli ultimi giorni che è quasi natale e che normalmente sto per tornare a casa dall'università o altri posti, trovo la stufa accesa, l'albero con le luci e il calendario dell'avvento che adoro...e ieri ho incontrato questa persona e tutto ha cambiato di senso, perchè che a me non me ne freghi niente ok ma che si possa fare qualche cosa per gli altri mi sembra quasi un modo per riscoprire davvero una festa che ha perso di senso oramai da tempo, almeno per me.
Quindi adesso lascio a voi la parola e vi mando un abbraccio collettivo, io sto bene...
Rosa Chiara
lunedì 23 novembre 2009
New idea of WC without water flush
That is a long time that I'm discussing with different persons the idea of a WC without use of water flush, already developed in some “advanced” countries like whom in North Europe, and now I received a nice article related that I want to share with you.
The issue of water is really big if we consider that a part of the word -the biggest part- is leaving with no access, or limited access, to water..and not just drinkable water but water in general!!
Here, in Africa, the issue is even bigger, because many areas depend from the rainy season to have water for agriculture and also to wash, drink, etc etc....and to fill-in the under-land water canals.
Thanks to climate change, rainy seasons are always smaller and we can say that it is an African plague.
So I think that the idea of reducing the use of water is an important point to develop in Africa and every where, because :
1- the water is a limited resource -not renewable-
2- the bigger users of water is the Occident – and the biggest part of this water is used in an incorrect way and not recycled-
3- the “butterfly effect” links all the parts of the world, it means that if we finish the water in Europe that will affect Asia, Africa, etc etc and vs.
In the reality it has already started with an unknown process of African's water resource privatization, leaded by private non-African companies.
So what is it this idea of new WC?
The idea is based on the environmental principle of recycling everything that it is possible to recycle...it means almost everything!!!! Also human feces -sheet and pee:)-.
How can we do?
Using an alternative WC that looks totally the same of the “normal” one - you will sit comfortable and take a rest- but instead of being linked with the normal sewage, it will be linked with a “reservoir” - big hall...or composter-, and will be “washed” with a mix of soil, cinder, etc., to start a composting process.
The result is that, after one year, you can download the hall and use the compost to fertilize and growing plants.
Of course you can have different standard of this new WC, it depends from how much you can and want to spend. You can have one that mix and throw soil automatically inside -as a normal water flush- but also you can build a simple latrine, that will be filled up with all this mix of soil and feces and, after one year, the external structure will be removed and in the compost you will be able to plant -directly- fruit trees, etc.
I know, I know that the idea is disgusting...the idea of water that we have is that “just” water can wash and pushing away bad smells and dirtiness...but it is not true!
This is a no-smelling process, because the soil,
and the cinder -sometimes also leaves- make a mix that transform the feces in organic compost...it is the same of making a normal compost with organic kitchen waste.
It is a big answer to water problem of developing countries.
For example here in the school where I leave – it is a College to train teacher for rural areas- they built normal toilets - maybe with the hope of having normal water distribution or maybe just to waste a lot of money ?!- and the problem is that you have not water in the water flush but instead you have to put water with a bucket.
The idea of the normal WC is that about 20 Lt of water arrive on the feces with a big pressure and impact...and I can tell you that to make the same thing with the water from a bucket you have to work a lot!!! Considering also that the wheel is far from the house and you waste a lot of energy to collect it, you can understand that to go to toilet is not an easy issue!
The possibility of using a ecologic-WC will be the best solution of this water-energy-wasting process.
But there are other reasons: first of hall the hygiene.
In general, at least in the north of Angola, the villages have not latrine or toilets, not only the houses but in general...there are not toilets...meaning everyone goes to the “bush” - the “savanna”...open space- and defecate...instead to pee, for the men, every place is good...included near door's houses.
So the idea of building latrine, and use them, is really important to reduce the impact and spread of epidemic diseases as cholera, typhus, etc...that here, on malnourished person, can cause death.
The second point is that if is already long and difficult the process to convince village administrator, local administrator - “soba”-, people to help to build and use it...the best is to optimize the process and create a ecologic-latrine to create compost.
Let's now enjoy the article... :)
DEVELOPMENT: FAREWELL TO "FLUSH AND FORGET"
Analysis by Lester R. Brown*
WASHINGTON (IPS) - In urban settings, the one-time use of water to disperse human and industrial wastes is becoming an outmoded practice,made obsolete by new technologies and water shortages.
Water enters a city, becomes contaminated with human and industrial wastes, and leaves the city dangerously polluted. Toxic industrial wastes discharged into rivers and lakes or into wells also permeate aquifers, making water -- both surface and underground -- unsafe for drinking. And their toxic wastes are destroying marine ecosystems, including local fisheries.
The time has come to manage waste without discharging it into the local environment, allowing water to be recycled indefinitely and reducing both urban and industrial demand dramatically.
The current engineering concept for dealing with human waste is to use vast quantities of water to wash it away, preferably into a sewer system where it will be treated before being discharged into the local river. The "flush and forget" system is expensive, water-intensive, it disrupts the nutrient cycle, and it is a major source of disease in developing countries.
As water scarcity spreads, the viability of water-based sewage systems will diminish. Water-based sewage systems take nutrients originating in the soil and typically dump them into rivers, lakes, or the sea.
Not only are the nutrients lost from agriculture, but the nutrient overload has led to the death of many rivers and to the formation of some 200 dead zones in ocean coastal regions. Sewer systems that dump untreated sewage into rivers and streams are a major source of disease and death.
Sunita Narain of the Centre for Science and Environment in India argues convincingly that a water-based disposal system with sewage treatment facilities is neither environmentally nor economically viable for India. She notes that an Indian family of five, producing 250 litres of excrement in a year and using a water flush toilet, requires 150,000 litres of water to wash away its wastes.
As currently designed, India's sewer system is actually a
pathogen-dispersal system. It takes a small quantity of contaminated material and uses it to make vast quantities of water unfit for human use, often simply discharging it into nearby rivers or streams.
Narain says both "our rivers and our children are dying." India's government, like that of many other developing countries, is hopelessly chasing the goal of universal water-based sewage systems and sewage treatment facilities -- unable to close the huge gap between services needed and provided, but unwilling to admit that it is not an economically viable option. Narain concludes that the "flush and forget" approach is not working.
This dispersal of pathogens is a huge public health challenge.
Worldwide, poor sanitation and personal hygiene claim 2.7 million lives per year, second only to the 5.9 million claimed by hunger and malnutrition.
Fortunately, there is a low-cost alternative: the composting toilet.
This is a simple, waterless, odorless toilet linked to a small compost facility. Table waste can also be incorporated into the composter. The dry composting converts human fecal material into a soil-like humus, which is essentially odorless and is scarcely 10 percent of the original volume.
These compost facilities need to be emptied every year or so, depending on design and size. Vendors periodically collect the humus and can market it as a soil supplement, thus ensuring that the nutrients and organic matter return to the soil, reducing the need for fertilizer.
This technology reduces residential water use, thus cutting water bills and lowering the energy needed to pump and purify water. As a bonus, it also reduces garbage flow if table waste is incorporated, eliminates the sewage water disposal problem, and restores the nutrient cycle.
The U.S. Environmental Protection Agency now lists several brands of dry toilets approved for use. Pioneered in Sweden, these toilet (END)
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Going around between Sumba and Quelo...
Some days ago I had to visit the schools in other villages really far from the center, in an area called “mato” meaning “rural area” or -better- “simply nothing”. The phone stop to work just out of the town and the asphalt stop as well, so you start to drive on a soil-street where the rainy season dig enormous halls and makes waves...it means that you start a rally.
Really nice if you have a pick-up...quite difficult if you are in bicycle or motorcycle...hopefully i had it!
The north of Angola -where I'm- is full of different landscapes.
I had 8 hours of wonderful going around, passing through forests of trees and palms, vegetation unknown -for me of course-, the Congo river -that someone still call Zaire-, and the plane, completely empty “savanna”...where you can find just grass, some small trees and these incredible “land-mushrooms” that came out from the ground.
I didn't know what they were...i had to ask, and the driver kindly stopped to show one of them.
They are the house of salasè -as they call the termites-, he just remove one of them to show the small insects at the bottom and after he putted it back.
The insects build an house that seems a mushroom, with the cylindrical base and a roof like mushroom's hat.
In reality, after the first floor they continue to build “mushroom on mushroom” and at the end the house is very big and looks just a nice-big-soil-small mountain.
The strange thing is that the land is full of these houses....you can see them regularly distanced everywhere.
The villages are far one from the other, in same areas there are no “povo” - population in Portuguese but I think that the correct meaning is more linked with “tribe”- because the soil is not good for cultivation or just because the war pushed them in more difficult part to achieve for the militias-soldiers.
The school are sometimes from the 70's, still from the Colonial period, but sometimes are just local Chapels or a tent of palms leaves, no walls and just some chairs...in the reality, many times, if the students are a lot they have to bring a chair from home -and you can see these small babies carrying a small plastic chair, always colored in pink or blue :)-.
The villages are poor but really clean, the community has a soba -local administrator elected from the population- that has to take care of the community.
I saw few villages in bad condition and dirty, with rubbish everywhere but,of course, there are no facilities. Really often the access to water is not easy-if there is no wheel they have to go to the nearest river- and there is no electricity -some has street lamps and a community generator....but really few-.
Going around like this I found also an old village, where the house are from the Portuguese domination, that the driver said was the village of a tribe that has to move during the war because too well situated on the principal roads and so often object of violent act. Near the houses there is still a military-van, with a a gun on it and everything is invaded by vegetation. When we passed through it Veronica -my colleague- started to talk about the war.
I saw that it is easy that someone start to tell story about the civil war...there is a big scare in the Angolan society related to it.
Criminal and violent acts were so strong and the end is so closed that the people are still really linked with the past war. If we think that until 2002 the country was in war, we can see that many generation -also the newest- are linked with its memory.
As in many civil-ethnic war the acts of violence were often directed against unarmed and innocent tribes-community in a so nasty and cruel way that the memory has still a long life, and -i think-doesn't matter if the “development” is arrived and run fast...someone is still too linked with the past also if the process of national reconciliation,and the will of going on, are acting in a good way.
Even with these considerations, the travel continued through nice places to see and visiting small school where these wonderful children look at me as an incredible attraction – I discover that for every one here I'm “really white”- and the teachers are often not in the work place -he went to buy bread...she is sick..he is in the town...- until to end with a really nice surprise.
In fact we were transporting some persons, that had to arrive the city and where highjacking -common in Africa-, they were carrying fresh fish and other things to the local street market...and when we dropped them, they offer a fish and a sugar-can to thanks!!! :)
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